Dalle imprese culturali e creative, 830mila posti di lavoro

Sono dinamiche, giovani, ottimiste e pronte a investire sul futuro. Purtroppo devono fare i conti con una mancanza endemica di risorse finanziarie che ne limita l’attività. E questo spiega in parte perché, pur essendo l’Italia uno dei Paesi con il più grande patrimonio culturale al mondo, l’industria della cultura e della creatività incide appena dell’1,7% sul Pil del Paese (contro il 2,8% del Regno Unito o l’1,8% della Germania) e del 2,3% sul valore aggiunto (contro una media Ue del 2,7%).

La prima indagine Intesa-Sanpaolo con Mediocredito sulle imprese culturali e creative italiane (che include biblioteche, musei, archivi teatri e altre attività culturali, ma anche spettacolo dal vivo, musei, editoria, musica, produzioni video…) fotografa una galassia dalle grandi potenzialità, che dà lavoro a 830mila persone, mediamente più giovani e qualificate rispetto ad altri settori industriali italiani.

Questo articolo è stato scritto da Giovanna Mancini per ilsole24ore.com

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